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Art and Music by Adern X
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Summer Twilight Autumn Dawn

“When summer ends there’s a distinct sense of loss”, writes Andrea Piran (alias Adern X) to introduce the grounds of his newest release. Right on target: the choking hurt he’s referring to is the same that affects your thumbsucking host during selected late afternoons, ever since he was a naive puppy. These things are laughable for those who seek brainless amusement at all costs, but upsettingly obvious to people not captivated by ordinary social activities designed to escape from the clutch of authentic recognition. That which is dangerous.

The above quoted “distinct sense of loss” is (preposterously, but not too much) rendered by Adern X via sonic amorphousness and insubstantial mnemonic imagery. Through confluences of samples, field recordings and loops, Piran dissolves the core of a “what next?” frame of mind not deprived of consternation. There are no established contours or immediately recognizable references in his poetics, in spite of some reiterative passages remindful of William Basinski’s balladry of decay. It’s not mere emulation: just a compositional shade, soon encircled and assimilated by the disfigured essence of other appearances.

Thus don’t be surprised to find several flashes closely recalling the indiscernible, yet unambiguous acoustic ghosts perceived as we’re lying on a beach; the screaming voices of children at play are a classic in that regard. Most of all – and with a degree of relief on behalf of the reviewer – Adern X eschews the mellifluousness of phoney romanticism. He simply puts the fruits of long moments of rumination into a mechanism that triturates any association one may attempt to recycle. Although the logic underneath is extremely clear this music is not so easy to empathize with, should anyone expect a so-called “linearity”. However, the vulnerability of a sensitive being does not need that. It’s a fragile gift reserved to chosen addressees, hopefully not destined to be sold for opportunistic aspirations in the only life we were given. By pure chance, bad calculation, or out-and-out misfortune.

Review by: Massimo Ricci (https://touchingextremes.wordpress.com/2018/02/12/adern-x-summer-twilight-autumn-dawn/)

Summer Twilight Autumn Dawn

There isn’t a lot of music releases by Adern X, also known as Andrea Piran, but every now and then there is something new. Here is something that was already started in 2013, when it was a radio broadcast and it consists of three different things, “a bunch of loops, some field recordings and layered samples”, and uses a CD player, iPod and a reel-to-reel recorder. Apparently it has been reworked over the years, making things a bit clearer all around. The whole thing is about the twilight at the end of the summer, light fading out and such. Piran is also a visual artist and while I haven’t seen his work as such, I can imagine there is an element of collage to it, just as with the music. Adern X takes all sorts of sound elements and sticks these together; a children’s playground for instance with some vague rumble of electronics, or the loops of orchestral passages and sometimes this is cut short, to make space for another configuration of sound. Sometimes Adern X uses a gentler approach by using cross fades. I would think that in the forty minutes of this piece some of these sounds are a repeat mission, yet making new configurations all the time, but perhaps also at times allowing for new sounds leak in from the pavement (around twenty-five minutes for instance). The only part that seems entirely different is the final eight minutes in which there is a very rusty (or dusty perhaps? It sure sounds very unclean) drone being played and the transformation on the children voices is complete; like it has all been recorded through a long cardboard tube. This is quite a fine piece of electronically treatments of field recordings, or a rather a combination of treatments and clean recordings. It adds another fine work to Adern X’s small catalogue of similar electro-acoustic works. Not too intense, not too much easy listening; I guess just like the way we enjoy ‘m best.

Review by: Frans De Waard (http://www.vitalweekly.net/1127.html)

Liebe ist wärmer als der Zeit

Liebe ist wärmer als der Zeit significa, su per giù, “L’amore è più caldo del tempo”, ma rappresenta anche il titolo del nuovo disco del musicista sperimentale Adern X. Si definisce “sound artist” e il suo modo di comunicare si ottiene principalmente con la manipolazione dei sample, in pezzi a volte molto dilatati e in altri casi più sintetici.
Adern X traccia per traccia

Si parte con A day apart: si parte e si arriva, in un certo senso, vista la struttura a loop di gran parte del brano. Solaris, la sempre presente citazione fantascientifica, si districa tra improvvisi accenni di archi e disturbi radiofonici, con voci lontane e stacchetti hollywoodiani del tutto stranianti. Il brano ha vite differenti, anche se il carattere di opposizione tra musica orchestrale e voci alla radio è una costante.

A Mental Image of F si muove nei bassifondi, striscia e sibila ma con cautela, rimanendo sotto traccia. Anche Dialoguing Forms rimane bassa, con un brulicare di forme scintillanti che si diffonde, prima che qualche istanza massimalista cerchi, senza successo di prendere possesso della scena. Poi uccellini, voci di canzoni lontane e ancora forme indistinte.

Pochi gesti di pianoforte aprono A Mental Image of A; il pianoforte, per lo più a loop, ma con umori diversi e mutevoli, resterà il fil rouge attraverso le numerose fasi del pezzo. Si torna a discorsi molto più frammentati e disturbati con gli oltre sedici minuti di Memories, in cui gli arpeggi di una chitarra classica prima e altre forme di melodia poi cercano di farsi largo tra rumoristica e idee spezzate. A Night Ending mette un punto al disco, ripartendo dai loop. Il finale può rammentare Blade Runner.

C’è un lavoro molto intenso alle spalle del disco di Adern X, di cui è apprezzabile soprattutto la tensione continua tra la melodia che vorrebbe emergere e gli impedimenti di carattere noise che la trattengono.

Review by: Fabio Alcini (http://www.musictraks.com/newtraks-adern-x-liebe-ist-warmer-als-der-zeit.html)

Liebe ist wärmer als der Zeit

Un tempo sospeso/strappato da collasso informativo, quello rappresentato da Andrea Piran nel suo nuovo lavoro.
Noi nel mezzo, carne emotiva compressa e tremolante.
D'incontri e abbandoni, tra il detto e il non detto.
Onde radio in loop inceppato/incrostato a disperdersi nel nulla sopra le teste.
Field recordings, sinewaves, flussi AM, nastri, samples e laptop.
Materia risaputa, non di meno ben assemblata (il romanticismo screpolato dell'iniziale A Day Apart, il riorganizzo nello spazio percettivo dei segnali in Solaris, i vuoti riverberati/balbettanti che sfiorano la costruzione contemporanea di A Mental Image Of F, la progressiva involuzione/decostruzione di una polverosa frase pianistica di A Mental Image Of A).
Stratificazioni aguzze e non (troppo e gratuitamente) moleste, fra composizione/improvvisazione e ben accolti eventi occasionali non richiesti.
Un gorgoglio, un cinguettar intercettato, un feedback contratto e una sequenza granulare, evidente la ricerca di una propria, riconoscibile linea estetica (cinematica).
Faccenda di notevole complessità nel bolso panorama orizzontale di settore, ma il calore empatico, tra strappi, riavvolgimenti e silenzi di Memories, lascia una scia intercettabile/afferrabile.
(Il resto son parole che si perdono oltre il buio stellato, non più nostre ma per sempre e sempre)
E non è poco e può bastare.

Review by: Marco Carcasi (http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=6187)

Liebe ist wärmer als der Zeit

Adern X è il nome del progetto di Andrea Piran, eclettico artista e sperimentatore in campo visivo e sonoro che, come musicista, ha già al suo attivo alcuni lavori. Quest’anno presenta Liebe ist Wärmer als der Zeit, composto da sette tracce – ma la suddivisione ha un’importanza relativa – che sono valida testimonianza della sua maturazione come musicista. La produzione di Adern X si basa sull’utilizzo e la manipolazione di suoni con lo scopo di costruire atmosfere particolari: queste rimangono un po’ fredde e distanti, più come aree di pensiero che come materia reale ed infatti non si tratta di musica di facile consumo, ma di sonorità che sfiorano l’ambient ravvivandolo, per così dire, con rumori, registrazioni radio o di altro genere, a creare contesti adeguati a differenti stati d’animo. Così, se “A Day Apart” si apre fra ronzii che fanno pensare ad un vecchio televisore eppure dopo la prima metà si viene sopraffatti dal clima teso ed ipnotico, “Solaris” abbina in modo effettivamente assai efficace suoni diversissimi, molti dei quali tratti in apparenza dalla radio, riuscendo comunque a trattenere l’attenzione per undici minuti e passa. Anche “A Mental Image Of A” dura tanto e qui, dopo il suggestivo pianoforte dell’inizio che resta poi una costante e significativa presenza, prevalgono atmosfere cupe e ‘visionarie’, mentre invece in “A Mental Image Of F”, più breve, le combinazioni sonore paiono produrre inquietanti dissonanze. Ma la traccia che si può considerare un po’ il nucleo del disco rappresentandone il tema più importante è “Memories” che, per quanto sia la più ricca e variata nello sperimentare con sonorità inusitate, risulta un po’ faticosa a causa della lunghezza (oltre sedici minuti). Resta inteso che lavori come Liebe ist Wärmer als der Zeit sono preferibilmente destinati ad un pubblico di amanti del genere.

Review by: Mrs. Lovett (http://www.versacrum.com/vs/2015/10/adern-x-liebe-ist-warmer-als-der-zeit.html)

Liebe ist wärmer als der Zeit

La melodia non abita più qui. E nemmeno la musica, aggiungerebbe qualcuno più categorico non avendo neppure tutti i torti. E allora che succede? Succede che questo album di Adern X (al secolo Andrea Piran, anche titolare dell'etichetta Xevor per cui esce il disco), che si propone ai samples, loops, radio (sì, proprio quella che ascoltiamo normalmente), piano, e nastri registrati, non è altro che un esperimento di musica non-musica come ci hanno abituato alcune avanguardie di musica concreta fin dal primo novecento e oltre. Per esemplificare diciamo che se in pittura vi sono i tagli sulla tela di Lucio Fontana, in musica (?) ci può stare anche questa miscellanea di rumori ingiudicabile.

L’album parte bene con A Day Apart, un susseguirsi lentissimo e maestoso di loops piuttosto affascinanti che si avvicinano in parte alle cose più oltranziste dei Corrieri Cosmici teutonici. Ma il resto? Solaris è una minisuite di undici minuti esclusivamente realizzata con frammenti di voci e rumori (pochi suoni) provenienti da una radio sintonizzata su diverse stazioni che sfrutta particolarmente la stereofonia. A Mental Image Of F è una serie di tocchi, sibili e rumori percussivi e reiterati sulla scia di certe cose di musica contemporanea che ricordano il nostro Vittorio Gelmetti quando accompagnava i reading di Carmelo Bene. Dialoguing è un’altra mescolanza di rumori, voci umane incomprensibili e finti cinguettii di finti uccelli à la Alvin Lucier (Bird and Person Dyining, 1975). A Mental Image Of A, è l’unico brano che vede uno strumento vero, un pianoforte che ripete ossessivamente poche note, senza alcuna melodia, doppiate e sovraincise, per concludere, dopo altri brani (?) simili, con A Night Ending una poderosa suite di diciotto minuti (pensate a un’intera facciata di LP) fatta solo di rumori continuamene interrotti e bruscamente spezzettati inframmezzati da minime pause di silenzio; per capirci, se vi è mai capitato un CD difettoso che salta continuamente il risultato è identico.

Ora non si vuole negare il coraggioso pensiero di base che senz’altro esiste in questa apparentemente inascoltabile opera anche se il risaputo concetto del “un disco così lo faccio anch’io” è proprio dietro l’angolo; chi scrive non è scevro dall’ascolto e dalla conoscenza di situazioni che trascendono ogni tipo di musica per “elevarsi a uno stadio superiore” che travalica ogni suono conosciuto basato sull’esplorazione di fenomeni acustici e percezioni uditive: Lucier l’abbiamo già citato, gli statunitensi Negativland, hanno vissuto di rumori e di spezzoni radiofonici per anni, John Cage lo conosciamo bene, La Monte Young altrettanto, così come Stockhausen e il nostro Battiato più sperimentale (Mademoiselle le “Gladiator” del 1975) certo, anche il blues, il rock o il jazz, li conosciamo da anni e c’è chi continua a suonarli e a proporli al pubblico, quindi perché negare o distruggere ciò che può essere inascoltabile alla massa, ma che per pochi esegeti è invece fonte di fascinazione e ha una reale ragione di essere? Dopotutto se c’è chi visita una mostra d’arte per ammirare i tagli di Fontana (vedi chi scrive) si può anche tentare di ascoltare questo album.

Review by: Maurizio Pupi Bracali (http://www.distorsioni.net/rubriche/fermoposta/fermoposta-it/liebe-ist-warmer-als-der-zeit)

Liebe ist wärmer als der Zeit

Che lo vogliate in formato digitale (Bandcamp come spesso accade nelle recensioni lo-fi è la piattaforma ideale) o in Cdr in tiratura limitata, release della label (Xevor) che allo stesso Andrea Piran fa a capo, campo base mediatico per la distribuzione delle sue opere audio, video, concettuali.

Per questo ci è difficile scindere la figura del musicista da quella a 360° del concept e la stessa musica di ciò ne è debitrice, capacità creativa per probabili forme visive; seguitene in pieno il flusso timbrico per entrare nel delicato mondo noisy del musicista.

Ekra, Oda Relicta, Aimaproject sono ottimi riferimenti che non consentono un’esatta connotazione del sound cinematico del musicista: ambient e noise, elettronica minimale e cacofonia scritta in metabolizzazioni lievi del pensiero, fields recording, astrazioni totalmente immaginarie, sono le onde sonore che “Liebe Ist Wärmer Als Der Zeit”, le sette tracce che lo compongono, esprimono in modalità contemporanea.

Ma c’è quel retrogusto di vecchio cinema, di vecchia colonna sonora espressionista che ne rendono l’ascolto sforzo di comprensione: se “A Day Apart” in apertura è il lieve respiro di una macchina in simbiosi con cielo e terra, “A Mental Image Of A” è l’abisso psichico, “Memories” la frattura tra suono e silenzio, le rimanenti tracce si muovono nella sperimentazione pura, a volte gestendo il noise anche bianco di ectoplasmi liberi di fluttuare in eteri azotati, altrove il frammento, i frammenti, di un pensiero che capta.

Recettore del moderno e del desueto, in queste fasi ci sta la concezione di Adern X, ritrovando solo nelle ultime battute finali, l’orchestrazione piena, lenta e flemmatica di chi sa osservare le ‘cose del mondo’ con l’occhio critico e sensibile, in questo dovrebbe insistere di più l’artista per non tramontare in classici stereotipi della sperimentazione, vera avanguardia oggi è la ricerca dell’armonia e quando Piran la sceglie, ha le doti importanti per fissarle sul pentagramma.

Review by: Nicola Tenani (http://soundsbehindthecorner.org/the-cave/1621-adern-x-liebe-ist-waermer-als-der-zeit.html)

Liebe ist wärmer als der Zeit

Andrea Piran, the man behind Adern X, releases irregularly new works, with quite long intervals. I have no idea why that it is. His work primarily deals with the laptop and usually deals with some concept or another. In the case of 'love is warmer than time', as the new title translates, it's about space and time. 'Time' through the use of tape-loops and 'space' through stereo separation of sounds. On the input side we find analogue tapes, radio waves, sine waves, field recordings and tape-loops. These are cut together as compositions. There seems sometimes to be a random element in this music which reminded me of John Cage's more random mulit-media pieces ('Variations' for instance); Adern X's music is more musique concrete inspired than warm ambient glitch, although that is a present feature in some of these pieces too, such as in 'A Day Apart'. I quite enjoyed this randomized chaos for some time, but towards the end of these sixty-eight minutes I thought it was perhaps a bit much. Especially the almost seventeen minutes of record skipping sounds in 'Memories' is a bit long and a tedious. There is simply not enough in there to justify this length. Adern X's music works best when these randomized events are embedded in larger structures of on going, sustaining sounds, and the more atmospheric drone edge that he also uses sometimes. The cut-up radio sounds, the plug ins and such like working around these atmospheric drones make it all quite nice, such as in 'A Mental Image Of F', 'Dialoguing Forms' and the more orchestral, less chopped up 'A Mental Image Of A'. Received with mixed feelings.

Review by: Frans de Waard (http://www.vitalweekly.net/978.html)

 
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